In forte ascesa la domanda per la frequenza di un anno scolastico in USA. Ma non tutti i dati sono positivi. Anzi. Una ricerca svolta dalla
Global Alliance of Education and Language Associations, in una conferenza pubblica tenutasi a Londra, ha evidenziato che la domanda nel complesso è diminuita.
A farne le spese sono la maggior parte delle scuole di lingua. Non solo. Queste prevedono un ulteriore declino nel 2018.
Le motivazioni – che non possono riguardare la sfera economica visto il continuo declino del dollaro – vanno ricercate nella instabilità politica e nella mancanza di sicurezza nel futuro generata dall’imprevedibile Trump.
I numeri parlano chiaro. Nel 2014 in media queste scuole (se si moltiplica il numero degli studenti per le loro settimane di frequenza) generavano 14.321 settimane di insegnamento. Oggi sono intorno alle 10.000.
Dati ancor più preoccupanti se messi in relazione a quelli della Gran Bretagna – che resta il Paese che attrae il maggior numero di studenti al mondo – e a quelli della Nuova Zelanda che registra, anno per anno, una sempre maggiore affluenza. Anche in Nuova Zelanda giocano fattori politici. Infatti gli studenti internazionali non solo sperimentano un caloroso clima di accoglienza ma hanno anche il permesso di lavorare fino a 20 ore settimanali recuperando così parte del costo del programma.